Cyberbullismo tra diritto e psicologia – intervista a Claudia Bonari

Il termine “cyberbullismo”, ancora oggi poco conosciuto, si riferisce ad una serie di danni intenzionali ripetuti nel tempo e inflitti, da un bullo ad una vittima, attraverso azioni aggressive tramite l’uso di compute, telefoni cellulari e altri dispositivi elettronici. Cosa sappiamo sul cyberbullismo? Come possiamo fermarlo? Esistono dei potenziali fattori di rischio o di protezione che possano circoscrivere o limitare l’avanzare del fenomeno?

Adele Bozzo, psicologa specializzata in minori e bioetica intervista Claudia Bonari, senior associate dello studio legale ICT Legal Consulting, ricercatrice dell’Istituto Italiano Privacy e coordinatrice del Centro Nazionale Anti-Cyberbullismo (CNAC).

Il fenomeno del cyberbullismo riveste un ruolo di notevole importanza non solo per i diretti interessati, ma anche per gli spettatori, ovvero coloro i quali assistono – passivamente o attivamente – agli atti di bullismo. Come si colloca questo fenomeno all’interno del contesto sociale?

Il cyberbullismo si colloca nello scenario odierno in una posizione di estrema rilevanza in quanto non solo si serve di mezzi di comunicazione di massa quotidianamente utilizzati, ma anche perché la rilevanza sociale che esso ha impatta direttamente su tutti gli “attori” che giocano un ruolo nel momento in cui si assiste ad un atto di bullismo. Come fu in origine per gli atti che venivano – e vengono tuttora –  perpetrati ai danni di una vittima fisica, allo stesso modo il cyberbullismo nasconde delle conseguenze a lungo termine per chiunque prenda parte all’atto stesso.

Per iniziare, è il caso di sottolineare, dunque, chi sono gli “attori” che recitano un ruolo all’interno di questa problematica sociale.

Per parlare di bullismo o di cyberbullismo è necessario che l’azione aggressiva sia intenzionale, ingiustificata, non provocata, mirata a far del male, continuata nel tempo e frequente e implichi una disparità di potere tra il bullo e la vittima. Come può evincersi da uno studio del 2016 condotto dalla London School of Economics, vengono presentate due tipologie di vittime: le vittime passive che solitamente sono bambini caratterizzati da debolezza e fragilità, che tendono a rispondere all’aggressione con il pianto o il ritiro in se stessi, e vittime provocatrici, ovvero bambini che presentano comportamenti esternalizzanti, quali ad esempio distruttività, impulsività, iperattività. Rispondono alle provocazioni con aggressività, che però non risulta efficace per allontanare la molestia; al contrario irrita il bullo e lo spinge ad essere ancora più spietato.
Oltre ai protagonisti appena elencati, spesso nello scenario del bullismo è presente un difensore della vittima e, non meno importanti, tutti gli spettatori che assistono all’atto di bullismo, sia attivamente che passivamente.

Una delle maggiori problematiche riguardanti il bullismo o il cyberbullismo è sicuramente legata all’esperienza scolastica. Esistono delle differenze di genere tra maschi e femmine in grado di sottolineare quanto questa esperienza possa essere incisiva nella vita dei ragazzi?

In uno studio del 2017 condotto da alcuni ricercatori della Nottingham Trent University, successivamente pubblicato sulla rivista Springer, si è evinto come il coinvolgimento in atti di cyberbullismo, specialmente tra le ragazze, innesca la percezione negativa dell’importanza della scuola e del valore dell’apprendimento.Il “contesto scuola” è in grado, più di altre esperienze sociali, di condizionare non solo la rappresentazione che l’alunno costruisce di se stesso, ma anche la qualità e quantità delle relazioni interpersonali che si vengono a creare. Il benessere scolastico è un indice che viene misurato in base a tutte le esperienze che il bambino o il ragazzo vive all’interno della scuola e, nel caso del cyberbullismo, anche all’esterno del contesto scolastico in quanto l’atto non avviene tra le mura scolastiche ma, nella maggior parte dei casi, su un social network. All’interno dello studio, la ricercatrice Lucy Betts sottolinea come i fattori di stress al di fuori del contesto scolastico possono avere un impatto negativo sul modo in cui i ragazzi, e in particolare le giovani donne, percepiscono la scuola. Ciò suscita non poca preoccupazione in quanto studi precedenti hanno dimostrato che ragazzi o bambini che sono vittime di cyberbullismo hanno maggiori probabilità di evitare il contesto scolastico.

Sono proprio i social network il terreno fertile su cui il fenomeno del cyberbullismo si edifica e si rafforza. In che modo trascorrere molto tempo sui social media potrebbe aumentare il rischio di cyberbullismo negli adolescenti?

In un recente studio condotto nel 2018 dalla National e Kapodistrian University di Atene e successivamente pubblicato sulla rivista BMC Public Health i ricercatori che hanno analizzato questo dato hanno riscontrato che i bambini in età scolare avevano più probabilità di subire atti di cyberbullismo, come messaggi aggressivi e minacciosi, esclusione sociale, diffusione di voci e condivisione di informazioni private, inappropriate o umilianti, se avevano usato social network per più di 2 ore al giorno. Ciò pone sotto una luce diversa anche l’esistenza stessa di un profilo social da parte di un adolescente, in quanto il solo possedere un account rappresenta un fattore di rischio circa l’eventualità di subire atti di cyberbullismo.

Cosa pensa che si possa fare per prevenire questa problematica?

Sicuramente il casus belli da andare a ricercare per far fronte agli episodi di cyberbullismo sui social media risiede in una “educazione digitale” che deve comprendere tutte le persone, sia quelle coinvolte direttamente sia quelle coinvolte indirettamente. Una esemplare alfabetizzazione digitale deve essere proposta non solo agli adolescenti, ma anche agli insegnanti e ai genitori (causa per cui la disparità tecnologico-generazionale può rappresentare una barriera alla consapevolezza ed all’aiuto). Inoltre, un accurato monitoraggio dell’utilizzo dei mezzi informatici può aiutare i ragazzi a prevenire fenomeni di cyberbullismo.

Non sempre è facile comprendere se i giovani si rendono conto delle proprie azioni nel momento in cui mettono in rete immagini offensive inviandole ai loro amici e non sempre è presente, tra genitori e figli, quel legame di fiducia tipico delle famiglie che adottano uno stile genitoriale definito dagli esperti “autorevole”. In che modo il comportamento dei genitori influenza il coinvolgimento dei bambini nel cyberbullismo?

Gli esperti delle università di Siviglia e Cordoba hanno recentemente pubblicato uno studio sulla percezione che gli adolescenti hanno della crescita che hanno avuto e della loro relazione con il cyberbullismo. I dati ottenuti hanno evidenziato che il coinvolgimento delle famiglie e la loro formazione avvenuta all’interno di programmi di prevenzione è fondamentale, poiché è stato dimostrato che il comportamento dei genitori ha un’influenza sul coinvolgimento dei bambini nel cyberbullismo. Lo stesso studio afferma che i bambini che non sono coinvolti nel cyberbullismo sono quelli che ricevono più affetto dai loro genitori e segnali di incoraggiamento all’indipendenza. Inoltre, sono bambini che parlano felicemente con i loro genitori, al contrario di quei bambini che hanno ricevuto un’educazione basata sulla disciplina punitiva e autoritaria i quali tendono ad essere più coinvolti nel cyberbullismo, sia in quanto vittime sia in quanto bulli.

Sono stati sviluppati programmi di intervento o altre strategie che possono aiutare a prevenire il fenomeno del cyberbullismo?

È stato sviluppato da alcuni ricercatori andalusi un programma educativo (Asegúrate) che si basa sulla teoria del comportamento secondo le norme sociali, le capacità di autoregolamentazione e le credenze degli adolescenti. Consiste in un pacchetto completo di strategie e risorse per aiutare gli insegnanti, che possono essere inclusi nel curriculum ordinario, e i genitori al fine di prevenire il fenomeno del cyberbullismo. Studi recenti confermano che, senza l’intervento degli insegnanti in classe, il cyberbullismo aumenta tra gli studenti (circa il 48,9% dei ragazzi subisce atti di cyberbullismo). I casi di vittime di cyberbullismo sembrano ridursi quando gli interventi vengono effettuati da insegnanti che hanno ricevuto una formazione specifica e hanno utilizzato il pacchetto di insegnamento di Asegúrate.
In Italia, purtroppo, tali misure non sono ancora state sviluppate.

Se invece l’atto di cyberbullismo è in corso o è appena avvenuto, è possibile riuscire ad individuarlo sui social media?

I ricercatori dell’Università del Colorado Boulder hanno progettato una nuova tecnica per individuare gli attacchi personali sui social network come Instagram. Questo approccio combina diversi strumenti informatici per scansionare enormi quantità di dati sui social media, inviando avvisi ai genitori o agli amministratori di rete che si sono verificati abusi. Inoltre, è anche veloce: nelle ricerche pubblicate di recente, il gruppo ha riferito che il loro approccio utilizza cinque volte meno risorse di calcolo rispetto agli strumenti esistenti. Ciò risulta abbastanza efficiente per monitorare una rete della dimensione di Instagram per un modesto investimento in potenza del server, riporta il co-autore dello studio Richard Han. È stata anche rilasciato un’app gratuita per telefoni Android che consente ai genitori di ricevere avvisi quando i loro figli sono oggetto di bullismo su Instagram. Il coautore dello studio Shivakant Mishra ha spiegato che l’app, chiamata BullyAlert, può imparare e adattarsi a ciò che i genitori considerano il bullismo.
Il ricorso a simili metodologie, però, non solo è particolarmente invasivo della privacy degli adolescenti ma potrebbe essere facilmente scambiato per una facile scorciatoia. La prevenzione del cyberbullismo non può che passare dalla famiglia e dalla scuola, dalla educazione e dalla formazione.

Esiste un nesso tra gli episodi di cyberbullismo e la salute mentale degli adolescenti?

Sì,il cyberbullismo è stato associato sia a problemi di salute mentale sia a problemi di dipendenza da uso di sostanze negli adolescenti. Uno studio, però, ha rilevato che le cene in famiglia possono aiutare a proteggere gli adolescenti dalle conseguenze del cyberbullismo e anche a migliorare la loro salute mentale. Gli autori dello studio hanno esaminato l’associazione tra il cyberbullismo e i problemi di salute mentale e di uso di sostanze, ed hanno rilevato un effetto di mitigazione delle problematiche derivante del contatto familiare e della comunicazione attraverso le cene in famiglia. Analizzando diversi soggetti affetti sia da disturbi internalizzanti sia da disturbi esternalizzanti sia da dipendenza da uso di sostanze sono stati prodotti dei risultati che hanno mostrato come il cyberbullismo fosse associato a tutti gli 11 disturbi internalizzanti, esternalizzanti e da uso di sostanze presi in esame.

È possibile che vi siano “effetti a cascata” nel lungo periodo dovuti agli episodi di cyberbullismo in età scolare?

La percentuale media di bambini e adolescenti che hanno riferito di essere state vittime di cyberbullismo è stata del 23%, come rilevato da JAMA Pediatrics nel 2015. Ciò sembra suggerire una relazione coerente tra cyberbullismo e sintomi depressivi,  ampiamente descritti nella review pubblicata online. Nello specifico, la review indica che il cyberbullismo è maggiormente associato ad una maggiore probabilità di depressione in età adulta. Altri studi, invece, hanno riportato correlazioni deboli o incoerenti tra cyberbullismo e disturbi d’ansia. A confermare ciò, è uno studio del 2018 condotto dall’Università di Pittsburgh in cui viene sottolineato come le esperienze negative sui social media siano correlate alla presenza di sintomi depressivi nei giovani adulti.

L’importanza della prevenzione e della formazione risulta fondamentale nel contesto del cyberbullismo. Qual è la vostra esperienza come CNAC?

È vero, come CNAC sottolineiamo spesso l’importanza di una maggiore attenzione alle interazioni online tra le persone. Andando avanti, i risultati di questi studi potrebbero aiutare gli scienziati a sviluppare metodi per intervenire e contrastare gli effetti negativi delle interazioni online andando a rafforzare quelli positivi. Esistono, infatti determinate forme di utilizzo dei social media che si è dimostrato migliorino la comunicazione e la connessione sociale. Tuttavia, l’evoluzione dei social media ha creato un mondo online che presenta sia benefici sia rischi per bambini e adolescenti. Il cyberbullismo è emerso come una preoccupazione primaria in termini di sicurezza. Le strategie di prevenzione mirano ad informare i destinatari e i responsabili, a far conoscere le ragioni e la natura dei comportamenti di bullismo e le eventuali soluzioni che possono essere poste in essere nel momento in cui ci si ritrova di fronte ad atti aggressivi e provocatori.

Il Centro Nazionale anti-cyberbullismo si propone di fornire una prima assistenza legale gratuita i bambini e gli adolescenti, gli insegnanti e i genitori, nell’affrontare quella che potrebbe trasformarsi presto in una vera e propria piaga sociale.

Adele Bozzo – ospedale San Giovanni Calibita “Fatebenefratelli”