Riconoscimento facciale: perché è così rischioso?

di Kristina Barresi per PSB Privacy e Sicurezza

Dopo che Facebook ha lanciato l’utilizzo del riconoscimento facciale sulla propria piattaforma, diverse sono state le reazioni e le discussioni riguardanti l’utilizzo di tale tecnologia.

Negli ultimi tempi si parla sempre più spesso della tecnologia basata sul riconoscimento facciale, soprattutto da quando è stata integrata anche dal social network più famoso al mondo. In seguito al nuovo aggiornamento sulla privacy lanciato da Facebook, è stata, infatti, chiesta l’abilitazione agli utenti per l’attivazione di questa funzione innovativa.

In realtà il riconoscimento facciale è una metodologia che era stata già utilizzata dalla Apple per consentire lo sblocco degli iPhone X ed anche da Alibaba che in Cina ha impostato la modalità di pagamento “con un sorriso”.

Come funziona il riconoscimento facciale?

La tecnologia del riconoscimento facciale funziona in maniera molto simile a quella di un proiettore: è basata sulla proiezione di una griglia con circa 30.000 puntini proiettati sul viso, che consentono di misurare minuziosamente lo spazio che intercorre tra i tratti più importanti del viso. In questo modo è possibile costruire una sorta di mappa in 3D del volto di una persona. E se da un lato questa tecnologia può essere molto vantaggiosa, dall’altro lato possono essere diversi i rischi a cui si può andare incontro.

Facebook ed il riconoscimento facciale

Sebbene solo da pochissimi giorni Facebook abbia integrato la tecnologia del riconoscimento facciale, un primo tentativo di introdurre questa tecnologia innovativa in Europa era già stato fatto nel 2012, la proposta fu poi bloccata dalla Commissione Irlandese per la Protezione dei Dati che definì pericolosa per la privacy.

Questa volta Facebook ha inviato un nuovo avviso agli utenti, in occasione dell’aggiornamento per l’adeguamento al GDPR (General Data Protection Regulation) in cui ha chiarito che il riconoscimento facciale può essere utile per essere messi a conoscenza ogni volta che l’utente appare nei video e nelle foto per rintracciare foto in cui non si è stati taggati e allo stesso tempo per facilitare il tag degli altri.

Il problema è che allo stesso tempo si concede a Facebook l’occasione di costruire una vera e propria banca dati con tutti i parametri biometrici degli utenti che hanno accettato le condizioni del social network.

Per questo motivo tale tecnologia è stata molto criticata sia in Europa che negli Stati Uniti, dove un giudice dell’Illinois ha accordato contro il riconoscimento facciale una vera e propria causa collettiva, dal momento che nel Paese è severamente vietata la raccolta di dati biometrici.

Quali usi si stanno facendo del riconoscimento facciale?

Per capire bene a quali rischi si va incontro quando si utilizza questo tipo di tecnologia, partiamo da una serie di episodi che sono accaduti negli ultimi anni. Per esempio, in Cina ci sono all’incirca 170 milioni di telecamere dedicate alla sorveglianza e di cui se ne prevede l’installazione di altre 400. La polizia del Paese ha a disposizione degli occhiali, molto simili ai Google Glass, “intelligenti” che dispongono anche della tecnologia del riconoscimento facciale, preposta all’individuazione di criminali. Addirittura nelle regione dello Xinjiang, abitata per lo più da minoranze musulmane considerate dallo Stato separatiste e terroristiche, scatta un allarme ogniqualvolta i soggetti sorvegliati si allontanano oltre i 300 metri dalla zona comprendente l’area di lavoro e la propria abitazione.

In Russia, invece è stata creata un’app, FindFace, sulla quale basta caricare la foto di qualunque persona per rintracciare in automatico il profilo del soggetto direttamente sul social network più utilizzato nel Paese, VKontakte.

Operazioni di questo tipo però non vengono messe in atto solo in Cina ed in Russia, ma anche in Inghilterra, dove in occasione della festa di Carnevale organizzata a Notting Hill un sistema di questo tipo ha fatto sì che la Polizia interrogasse una persona per sbaglio a causa di una serie di fotografie custodite in un database nazionale; ed anche negli stessi Stati Uniti sembra che circa la metà degli abitanti adulti sia schedata all’interno di un database basato sul riconoscimento facciale.

Come le persone vengono schedate in base al riconoscimento facciale?

Questo tipo di tecnologia non è rischiosa solo perché basata sulla connessione di un volto ad un’identità caricata già online.

Un nuovo software, che è stato costruito alla Stanford University, riesce anche ad indovinare, a partire dal volto, l’orientamento sessuale con una precisione dell’81% per gli uomini e del 74% delle donne.

Un altro studio, questa volta realizzato dall’Università di Toronto, ha messo in evidenza come sia possibile avere informazioni sullo status socioeconomico di una persona partendo dai suoi tratti somatici.

Uno strumento dunque che potrebbe comportare lo sviluppo di prezzi su misura e dinamici, che comporterebbero una grande opportunità di arricchimento per i fornitori, a discapito dei consumatori.

È chiaro che utilizzando una tecnologia del genere, quindi, si consente ai governi una vera e propria forma di strapotere  su tutti i cittadini, ma si offre anche ad ogni individuo la possibilità di controllare gli altri. E la privacy degli individui come potrebbe allora essere più garantita?

Come si può allora intervenire?

Prima di dare il consenso per il trattamento del riconoscimento facciale, gli utenti dovrebbero essere informati in maniera appropriata sull’argomento, così come con il GDPR si sta cercando di fare per tutti i dati personali raccolti dalle nuove tecnologie.

Come è stato sottolineato dal Financial Times: «La tecnologia si svilupperà rapidamente. Se il riconoscimento facciale diventa onnipresente prima che siano prese decisioni sui limiti legali, potrebbero essere i fatti, anziché i principi liberali, a determinare le risposte».

Urgono, dunque, provvedimenti appropriati da parte delle autorità, che si spera non tardino ad arrivare.