Facebook nella bufera: si dimette il capo della sicurezza. Crolla il titolo, perquisita Cambridge Analytica

Da Il Sole 24 Ore del 20/03/2018

Cade la prima testa in seguito al datagate che ha investito Facebook. Si è dimesso il responsabile della sicurezza delle informazioni, Alex Stamos, che ha parlato di “disaccordi interni” su come affrontare la vicenda e su come i vertici del gigante dei social media hanno gestito la questione delle fake news che vengono diffuse attraverso la piattaforma. Stamos – riporta il New York Times – ha lasciato anche in polemica con il direttore generale del gruppo Sheryl Sandberg, dopo aver più volte esortato i vertici di Facebook a mostrare la massima trasparenza nello scoprire e svelare le attività di disinformazione della Russia sulla sua piattaforma.

L’addio di Stamos viene letto come un chiaro segnale delle tensioni che stanno attraversando in queste ore il gruppo dirigente di Facebook, nel periodo più tempestoso che il colosso dei social media sta vivendo dalla sua nascita. Il fondatore del social network, Mark Zuckerberg, si trova ad affrontare la più insidiosa delle crisi: il caso riguarda 50 milioni di profili di utenti di Facebook “passati” a Cambridge Analytica, società inglese di analisi di mercato che sviluppa progetti di marketing, e utilizzati in occasione della campagna elettorale di Donald Trump. Il sospetto è che i dati su 50 milioni di elettori statunitensi siano stati trafugati illecitamente, violando le più elementari norme sulla privacy, per permettere alla datacompany britannica di influenzare il loro voto.

Una vicenda che si somma alle inchieste dei mesi scorsi relative all’utilizzo di Facebook da parte di alcune agenzie informative russe, tramite server collocati nell’este europeo, di condizionare le elezioni presidenziali del 2016,

L’uscita di Stamos è oggetto di congetture e informazioni contrastanti. Secondo alcune fonti anonime, il capo della sicurezza aveva programmato le dimissioni già un anno fa circa, poi rinviate per non dare cattivi segnali al mercato. In un tweet Stamos ammette che il suo ruolo è cambiato ma conferma il suo impegno per la società di Mark Zuckerberg.

Secondo alcune fonti, si starebbero muovendo le autorità giudiziarie di diversi paesi: autorizzate nel Regno Unito perquisizioni sulle attività di Cambridge Analytica.

La difesa di Facebook
Due le mosse tentate dal social media per proteggere la propria reputazione, evidentemente senza successo: ha inviato una lettera inviata ai media sostenendo le ragioni per cui questa fuga di dati non costituisce una “violazione” e ha annunciato, venerdì scorso, la sospensione le relazioni con Cambridge Analytica dopo aver spiegato che la società non aveva cancellato i dati degli utenti del social, come avrebbe dovuto. Secondo una fonte vicina alla vicenda, le informazioni non erano ancora state verificate in modo indipendente ma solamente abbozzate in vista di un report che doveva essere pubblicato il giorno successivo. Nel tentativo di mostrare di prendere in mano la situazione, Facebook avrebbe finito per aggiungere peso alle notizie.

Il retroscena
A poco è valsa infatti la dichiarazione di Facebook in cui spiega che Cambridge Analytica e il ricercatore responsabile dei dati dei 50 milioni di utenti, Aleksandr Kogan, aveva accolto la richiesta di sottoporre ad accertamenti legali i propri dati per dimostrare la cancellazione dei dati stessi. Facebook ha ammesso tuttavia che Christopher Wylie, l’ex controparte del social media per Cambridge Analytica, non si è detto d’accordo con la decisione di mostrare trasparenza sull’attività della società. Il che ha aumentato lo scetticismo di Facebook su Wylie.