Proprietà Intellettuale e Commissione Europea: la Com 707 del 2017

La Commissione europea ha introdotte diverse misure riguardanti i diritti di proprietà intellettuale nella Comunicazione COM 707 del 2017 chiamata “A balanced IP enforcement system responding to today’s societal challenges” , consistenti nelle linee guida sull’applicazione della direttiva 2004/48/EC, senza modificarne gli scopi iniziali, armonizzando le divergenze degli Stati membri nell’implementazione degli strumenti normativi e processuali per la tutela dei diritti di proprietà intellettuale previsti dalla direttiva.

La Commissione ritiene necessaria una maggiore efficienza per i rimedi civili dell’enforcement, una più attenta prevenzione degli abusi, un maggior rispetto de diritti di proprietà intellettuale nel mondo digitale e la necessità di consolidare l’esistenza del mercato unico digitale dell’Unione con riguardo ai diritti di proprietà intellettuale.

 

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Si avverte, a livello comunitario, l’esigenza di una maggiore certezza legale sul risarcimento dei danni generato dalla violazione dei diritti di proprietà intellettuale, sia sull’an che sul quantum.

La giurisprudenza della Corte di Giustizia interpreta gli art. 13 e 14 della direttiva considerando come alternativi il metodo dell’identificazione e della quantificazione di tutti gli aspetti appropriati rispetto al metodo che prevede il calcolo dei danni sulla base di una somma forfettaria, lasciando al giudice la valutazione di quale metodo applicare, anche in relazione ai danni morali ed alle spese legali.

Il concetto di “scala commerciale”  è uno dei punti controversi della direttiva e viene interpretato secondo elementi qualitativi e quantitativi che riguardano i vantaggi economici e commerciali della violazione e il numero e la portata delle violazioni.

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Un punto controverso, interpretato dalla Comunicazione, riguarda la possibilità di richiedere informazioni contenenti dati sensibili, al fine di obbligare il contraffattore a fornire dati sulle proprie reti di distribuzione, ai sensi dell’art 8 della direttiva.

La Commissione richiede, quindi, un bilanciamento tra l’interesse dell’Autorità ad ottenere tali informazioni e i diritti fondamentali che possono risultare lesi da tale pubblicità, consentendo, secondo la legislazione nazionale di ogni Stato membro, di proteggere le informazioni riservate.

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Il concetto di “intermediario” rileva nella carenza di definizione dello stesso, in quanto la direttiva non chiarisce quali operatori economici possono essere considerati tali. Tale definizione risulta necessaria al fine di distinguere tra i due diversi tipi di ingiunzione che la direttiva fornisce, il primo ex art 9.1 a), che riguarda generalmente la responsabilità, ed il secondo, a norma dell’art 11, che riguarda l’ingiunzione proprio nei confronti di un intermediario.

La Comunicazione chiarisce che, quando un operatore fornisce un servizio che può essere utilizzato da uno o più soggetti al fine di violare uno o più DPI o accedere a merci o contenuti illeciti, anche senza aver alcun legame contrattuale diretto con i soggetti che violano i diritti di PI, non può essere esente da responsabilità ex art 12-14 della direttiva.

La giurisprudenza ha elaborato i limiti della portata di un’ingiunzione:

  1. La Commissione ritiene sufficiente, per gli intermediari, scoraggiare il compimento di atti illeciti senza però dover tollerare sacrifici insopportabili, predisponendo misure precise ed efficaci, rispettando i diritti fondamentali delle parti.
  2. La Comunicazione distingue tra la rimozione dei contenuti illeciti e un attivo atto di monitoraggio dei contenuti stessi. Quest’ultimo viola l’art 15 par.1 della direttiva sul commercio elettronico in quanto inoltre incompatibile con i requisiti generali di equità, proporzionalità e non eccessiva onerosità stabiliti dalla direttiva ed, inoltre, chiarisce che obblighi di dovuta diligenza possono nascere in conformità a norme specifiche degli Stati Membri, che consentano agli operatori di individuare, insieme ai titolari dei diritti, le violazioni.
  3. La Commissione ritiene accettabile l’utilizzo di ingiunzioni pro-futuro al fine di scoraggiare le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale.
  4. La Commissione ritiene che l’utilizzo di materiale probatorio sottoforma di screenshot, al fine di dimostrare eventuali violazioni, sia non solo compatibile ma anche good practice.
  5. E’ richiesto, in ultima analisi, che vengano impiegate tecnologie e misure di sicurezza che tutelino il diritto d’autore e le opere, fornendo adeguate informazioni sul funzionamento delle misure di prevenzione e di reclamo in maniera tale da favorire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale.

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Infine la Comunicazione conclude interpretando i punti controversi nascenti dalla presenza di contenziosi transnazionali.

È il regolamento Bruxelles I a chiarire, attraverso gli art. 4 e 7, che i titolari dei diritti possono intentare causa contro i presunti autori della violazione davanti all’Autorità dello Stato membro del domicilio dell’autore della violazione oppure nello Stato membro del luogo dove si è verificata la violazione stessa.

Inoltre, l’art 8 prevede la possibilità di coinvolgere un presunto autore di una violazione nel processo intentato a danno di terzi convenuti dinanzi all’Autorità di uno Stato membro in cui gli stessi terzi siano domiciliati, in casi di litisconsorzio necessario.

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I principali punti di questa Comunicazione, in conclusione, riguardano la collaborazione con i giudici nazionali degli Stati membri per fornire risposte dettagliate, la pubblicazione online delle linee guida e delle prassi discusse e, soprattutto, una maggiore attenzione all’interpretazione degli art 9,11, 12, 13 e 14 della direttiva 2004/48/EC al fine di tutelare più efficacemente il copyright ed il diritto d’autore online.

La scelta della Commissione, però, risulta carente di un elemento fondamentale: lo strumento scelto, la Comunicazione, risulta uno dei più blandi strumenti a disposizione dell’Unione Europea per guidare gli Stati membri e richiederà, quindi, un tempo necessariamente lungo per poterne vedere gli effetti positivi.

 

 

Francesco Capparelli